La Luganega: tradizione, identità e innovazione. Le radici di un gusto che unisce un territorio

La Luganega: tradizione, identità e innovazione. Le radici di un gusto che unisce un territorio

La Luganega, simbolo di identità e cultura gastronomica: le radici che guardano al futuro

C’è un filo invisibile che unisce le cucine del passato con le tavole del presente. Un filo fatto di tradizione, memoria e passione, e che porta il nome di Luganega. Una salsiccia preparata artigianalmente con carne di maiale, formaggio grana, brodo di carne e aromi di vino, la Luganega si distingue per la sua dolcezza delicata, il colore rosa chiaro e la minore presenza di grasso, caratteristiche che la rendono una specialità gastronomica unica.

Dalle origini al mito: una tradizione secolare

Le prime testimonianze storiche della Luganega risalgono al 1553, quando lo scrittore Ortensio Lando, nel suo trattato, annotò: “Non ti scordar della luganega di Moncia.” Nel corso dei secoli, la salsiccia divenne protagonista della cucina locale e, nel 1839, fu descritta da Cherubini nel Vocabolario milanese-italiano come una carne di maiale finemente tritata, condita e insaccata in budelli d’agnello. Il legame tra la Luganega e la cultura gastronomica lombarda si è consolidato anche grazie al celebre piatto con cui è spesso associata: il risotto giallo allo zafferano, piatto simbolo che rappresenta l’incontro perfetto tra sapori popolari e tradizione contadina.

La rinascita contemporanea: unione e visione

Nel marzo 2022, alcune storiche macellerie e salumerie del territorio hanno scelto di unire le proprie forze dando vita all’Associazione Produttori Luganega. Un progetto nato dal desiderio di preservare una ricetta antica, ma soprattutto di trasmettere una cultura gastronomica che è parte integrante dell’identità locale. L’obiettivo è chiaro: fare della Luganega un simbolo di tradizione che guarda al futuro, dove il cibo diventa linguaggio, legame e patrimonio collettivo.

L’associazione, oggi in piena crescita, si propone di organizzare eventi, laboratori e attività formative per avvicinare le nuove generazioni alla cultura del gusto, favorendo la collaborazione tra scuole, ristoratori, artigiani e produttori locali. Un modello di cooperazione che coniuga artigianalità e innovazione.

Durante la recente conferenza dedicata alla Luganega, sono emerse parole chiave che ne racchiudono l’essenza: tradizione, innovazione, visione, identità, alleanza territoriale, cibo come unità.

Giovani e cultura del gusto

La dirigente dell’Istituto Olivetti, Renata Antonietta Cumino, ha evidenziato il ruolo dei giovani come portatori di cultura enogastronomica, custodi di un sapere che deve continuare a vivere e rinnovarsi. Non solo apprendisti o studenti, ma veri interpreti della tradizione, capaci di dare nuova linfa al linguaggio del cibo attraverso creatività e consapevolezza.

Sulla stessa linea, Vittorio Gatti, rappresentante dei produttori, ha sottolineato l’importanza della cooperazione con le scuole e l’obiettivo di ottenere il riconoscimento IGP, un passo decisivo per garantire tutela, tracciabilità e valorizzazione ufficiale del prodotto.

Comunicare l’identità: la forza delle emozioni

Tra gli interventi, Micol Maria Vittoria Bianchi, originaria di Missaglia e vincitrice nel 2023 del Premio America Giovani al Talento Universitario, ha raccontato la propria esperienza accademica e progettuale: “Il mio Project Work ha riguardato l’elaborazione di una strategia di comunicazione per la brand identity dell’Associazione Produttori Luganega, con l’obiettivo di cambiare la narrazione grazie alla potenza delle emozioni per valorizzare i prodotti.”

Una riflessione che evidenzia come la comunicazione enogastronomica non sia solo marketing, ma racconto di identità, un linguaggio che unisce memoria e sentimento, trasformando ogni prodotto in storia viva del territorio.

Radici, semplicità e rete

Il produttore Cristian Ripamonti ha riportato la memoria alle origini della macelleria Ripamonti, nata come osteria, per poi sottolineare il valore della rete tra imprese e la continuità tra passato e presente. Un concetto ripreso da Stefano De Santis, che ha invitato a riscoprire la semplicità come valore autentico, e dallo chef Vincenzo Butticè ha regalato al pubblico una riflessione che ha sintetizzato lo spirito dell’incontro: “Si mangia ciò che si è e ciò che si ha.”

Un pensiero che racchiude l’intimo legame tra identità, territorio e cucina. Un pensiero che condensa la filosofia della Luganega: il cibo come espressione dell’anima, del territorio e delle sue persone.

Guardare avanti: un patrimonio in movimento

In chiusura, Aurelio Sala ha tracciato la rotta del futuro, parlando di alleanza, identità e visione condivisa, valori che rappresentano la vera forza del territorio e dei suoi produttori. Un percorso che unisce comunità, tradizione e innovazione, e che presto porterà la Luganega in trasferta a Gubbio, dal 17 al 19 ottobre, per partecipare al primo Festival dedicato alle salsicce d’Italia: un’occasione per far conoscere la sua storia e la sua essenza a livello nazionale.

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