Lissone, la Lega lancia da Monza la “battaglia di civiltà”: stop al velo islamico integrale negli edifici pubblici

Lissone, la Lega lancia da Monza la “battaglia di civiltà”: stop al velo islamico integrale negli edifici pubblici.

Approvata la mozione comunale che vieta l’accesso a chi copre integralmente il volto. Sardone e Corbetta: “La sicurezza e la libertà delle donne vengono prima di tutto. Lissone è il primo Comune in Italia a dire basta al burqa e al niqab nei luoghi pubblici.”

Monza, 25 ottobre 2025 – Dalla Brianza parte un’iniziativa che potrebbe avere un seguito sia a livello locale sia nazionale. La Lega ha annunciato oggi, nel corso di una conferenza stampa nella sede provinciale di Monza, l’avvio di una “battaglia di civiltà” per vietare il velo islamico integrale – burqa e niqab – nei luoghi pubblici e negli edifici comunali.

Protagonisti dell’annuncio sono stati l’europarlamentare Silvia Sardone, il capogruppo regionale Alessandro Corbetta, il segretario provinciale Fabio Ghezzi, il responsabile degli Enti locali Emanuele Pozzoli e il segretario cittadino di Lissone Matteo Lando.

“Sempre più spesso – ha dichiarato Sardone – vediamo nelle nostre città, anche in Brianza, donne con il volto completamente coperto. Non solo con burqa e niqab, ma anche con mascherine o altri stratagemmi per nascondere l’identità. È una pratica inaccettabile, che non ha nulla a che vedere con la libertà religiosa e che manda un messaggio sbagliato, soprattutto ai più giovani.”

SILVIA SARDONE – Europarlamentare e Vicesegretaria della Lega

La mozione di Lissone: sicurezza e identità nei luoghi pubblici

Alla base dell’iniziativa c’è la Mozione sulla sicurezza nei luoghi pubblici approvata dal Consiglio comunale di Lissone, primo in Italia ad adottare formalmente un provvedimento che vieti l’accesso agli edifici comunali a chi si presenta con il volto coperto, specificando esplicitamente i veli islamici integrali tra gli indumenti vietati.

ALESSANDRO CORBETTA – Capogruppo Lega in Regione Lombardia

 

Il documento, firmato dai consiglieri Massimiliano Paninforni, Matteo Lando, Davide Scotti e Gaia Sieli, richiama la delibera regionale n. X/4553 del 2015 di Regione Lombardia, che già imponeva restrizioni simili in materia di sicurezza.
La mozione evidenzia come il divieto risponda a “un’esigenza fondamentale di sicurezza pubblica”, anche in considerazione della necessità di identificazione certa dei cittadini e dell’efficacia dei sistemi di videosorveglianza.

“L’uso del velo integrale – si legge nel testo – è incompatibile con la nostra cultura e le regole di comunicazione e convivenza sociale, rappresentando uno strumento oppressivo e una grave violazione delle libertà fondamentali della donna.”

Riferimenti normativi e giurisprudenziali

La mozione cita diversi riferimenti giuridici a sostegno della sua legittimità, tra cui:

  • il Regio Decreto n. 773/1931 e la Legge n. 152/1975, che vietano di comparire in luogo pubblico mascherati o con il volto coperto;
  • la giurisprudenza italiana, che riconosce come “la tutela della sicurezza pubblica possa prevalere sull’esercizio della libertà religiosa” in caso di necessità di identificazione costante;
  • la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ammette restrizioni alla libertà di religione qualora necessarie ai fini della sicurezza pubblica, considerandole proporzionate e compatibili con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Inoltre, il documento ricorda che in Francia, Belgio, Olanda e Austria vigono già leggi che vietano l’occultamento del volto negli spazi pubblici, e che anche il Consiglio regionale lombardo, nel febbraio 2025, ha approvato una mozione per invitare Governo e Parlamento ad adottare una normativa nazionale in tal senso.

“Un segnale di libertà e rispetto”

Per Sardone e Corbetta, la decisione di Lissone segna “un punto di svolta” nel dibattito sulla convivenza civile:

“Da Monza parte una battaglia di civiltà – hanno dichiarato – perché in un Paese libero e democratico il volto non si nasconde. Lissone è il primo Comune a dare attuazione concreta a un principio di sicurezza e di rispetto reciproco.”

“Questo provvedimento – aggiunge Corbetta – sarà replicato in altri Comuni lombardi, a partire dalle aree più urbanizzate e vicine a Milano, dove il fenomeno è più diffuso. L’obiettivo è arrivare a una legge nazionale che vieti per legge il burqa e il niqab.”

Le misure previste

Il documento approvato a Lissone impegna il sindaco e la giunta comunale:

  1. A sollecitare Governo e Parlamento per introdurre misure legislative che vietino l’utilizzo di indumenti che coprano il volto, come burqa e niqab, nei luoghi pubblici e negli edifici comunali.
  2. Ad adottare a livello locale provvedimenti per vietare l’accesso agli edifici pubblici, comunali o partecipati, a chi si presenta con il volto coperto, compresi i veli integrali islamici.
  3. A rafforzare i controlli di sicurezza negli spazi comunali, promuovendo l’identificabilità costante delle persone.

Un dibattito tra sicurezza e libertà religiosa

La mozione e l’annuncio politico hanno già suscitato un acceso dibattito: da una parte chi sostiene che il provvedimento difenda la sicurezza e l’identità culturale, dall’altra chi teme una deriva discriminatoria nei confronti delle donne musulmane.
I promotori respingono ogni accusa di intolleranza, sottolineando che l’obiettivo non è colpire una religione, ma rafforzare la sicurezza e l’integrazione nel rispetto delle regole comuni.

“Finché ci sarà la Lega – hanno concluso Sardone e Corbetta – difenderemo la libertà delle donne, la sicurezza dei cittadini e l’identità delle nostre comunità. Dalla Brianza parte un messaggio di buon senso: chi vive qui rispetta le nostre regole.”










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